Sensibilizzazione VS Coscientizzazione – XX Giornata Europea Contro la Tratta
Oggi, 18 Ottobre 2026, come ogni anno si celebra la XX Giornata Europea Contro la Tratta degli Esseri Umani.
Sono passati quasi 3 decenni da quando, nel 1998, con l’articolo 18 del Testo Unico Immigrazione veniva sancito il diritto delle vittime ad essere riconosciute come tali, essere protette e aiutate a ricominciare la loro vita come persone libere.
Gli enti antitratta come On the Road hanno incontrato e aiutato migliaia di persone ad uscire da schiavitù, asservimento e sfruttamento. Moltissimɜ erano costrette a prostituirsi, altrɜ a lavorare in condizioni indegne. E siamo consapevoli di essere riuscitɜ ad entrare in contatto e aiutare solo una minima parte delle persone che si trovavano in questa situazione.
È passato molto tempo, e noi, insieme a tantɜ altrɜ, non abbiamo mai smesso di scendere in strada, di accompagnare percorsi individuali, di collaborare con chi ha il mandato di combattere questi reati, di creare reti di sostegno insieme ai servizi pubblici che possono intercettare situazioni di sfruttamento, e devono fare la loro parte, soprattutto quando queste persone escono dai programmi di protezione e devono costruirsi una vita.
Le comunicazioni che noi enti antitratta facciamo in occasione di questa giornata servono essenzialmente a veicolare dei messaggi verso la popolazione, spesso usando il termine “sensibilizzazione”. Ma spesso usiamo le parole senza fermarci a pensare sul loro significato.
Che significa “sensibilizzare”? Che l’obiettivo è rendere la comunità “sensibile” rispetto a questo problema?
Sensibilizzazione, in realtà, è un termine che viene dalla chimica per descrivere il risultato atteso di campagne informative – campagne di sensibilizzazione – ma il suo obiettivo può essere interpretato in molti modi: se si utilizzano messaggi forti si potrà ottenere un impatto emotivo, oppure una “consapevolezza” maggiore, spiegando le reali dinamiche, ragionando sulle cause, sulle connessioni con altri fenomeni.
Oggi, in questa XX Giornata Contro la Tratta, preferiamo utilizzare un altro termine: “coscientizzazione”, coniato nel secolo scorso da Paulo Freire, pedagogista brasilano, inventore della Pedagogia degli Oppressi, una filosofia e pratica nata all’interno di processi di liberazione dei popoli oppressi, nell’America Latina dove alla povertà endemica si aggiungeva la violenza delle dittature.
Oggi vogliamo fare coscientizzazione, ovvero “il processo attraverso cui le persone, in particolare gli strati oppressi o emarginati della società, sviluppano una consapevolezza critica della propria condizione sociale, politica ed economica per poter trasformare la realtà”.
Si potrebbe obiettare che i due termini presuppongano due target diversi. Si sensibilizza la popolazione non coinvolta dall’oppressione e si coscientizza la parte di popolazione oppressa. Ed è proprio questo il punto.
La popolazione, la cittadinanza, non è un corpo unico: l’ISTAT ci ha appena detto che dal 2005 le famiglie in povertà assoluta sono passate da 800.000 a più di 2 milioni. Sappiamo che altri milioni di persone vivono in una situazione di grande difficoltà economica, lavorativa, abitativa, sanitaria. E crediamo che i processi che riducono in povertà buona parte della popolazione siano gli stessi che generano la riduzione in schiavitù, la tratta di esseri umani.
Gli studi sulla tratta da 30 anni ci parlano di Push Factors e Pull Factors: i fattori espulsivi che spingono le vittime di tratta a lasciare il loro paese, come guerre, povertà, discriminazioni, crisi climatica, e i fattori attrattivi, ovvero perché queste persone vengono – o vengono mandate – qui.
Oggi il nostro sistema antitratta continua a lavorare con persone costrette a prostituirsi: anche se nelle strade il fenomeno è diminuito, continua negli appartamenti, negli alberghi, diventando più invisibile, ma non meno violento e coercitivo.
Ma da anni vediamo un costante aumento di lavoratorɜ – principalmente immigratɜ ma anche italianɜ – che subiscono condizioni di lavoro indegne, pericolose, umilianti. In ogni filiera produttiva ci sono elementi di grave sfruttamento. Il lavoro sfruttato è alla base di molte attività agricole – raccolta pomodori, olive, arance, serre, allevamenti, pastorizia, trasformazione – e serve ad abbattere i costi e aumentare i guadagni di agricoltori, ma soprattutto dei distributori, della Grande Distribuzione Organizzata, ovvero i centri commerciali. Il lavoro sfruttato è alla base dell’edilizia, della cantieristica navale, della logistica, del lavoro di cura. È molto presente nel settore del turismo, del commercio, dei servizi di ogni genere.
Quindi il fattore attrattivo principale è costituito dal nostro mercato del lavoro, che richiede moltɜ lavoratorɜ la cui debolezza contrattuale e il cui stato di vulnerabilità, di bisogno, garantisce che accettino paghe da fame e condizioni di vita indecenti.
Tornando quindi alla differenza tra popolazione che sta bene da sensibilizzare e popolazione oppressa da coscientizzare, ci chiediamo se, alla luce dei processi di impoverimento di larga parte della società, abbia ancora senso ragionare in modalità dicotomica: la gente che sta bene e le vittime da salvare.
Le cause della tratta e del grave sfruttamento e le cause dell’impoverimento della cosiddetta “classe media” e della popolazione in generale – a parte quel 5-10% che sta accumulando ricchezze indecenti – sono esattamente le stesse. E quindi dovremmo operare un cambio di paradigma, ed essere coscienti che dovremmo tuttɜ “coscientizzarci”, ovvero sviluppare una consapevolezza critica della nostra condizione sociale, politica ed economica per poter trasformare la realtà.
Buona XX Giornata contro la Tratta a tuttɜ.
Fabio Sorgoni, Responsabile Area Tratta e Sfruttamento